L’INNOVATIVO PIANO DI GESTIONE DELLA FORESTA DI VALLOMBROSA (2006-2025)

Negli ultimi decenni si sono verificati profondi mutamenti nelle condizioni sociali, economiche e ambientali. Oggi la gestione forestale non può prescindere dalla consapevolezza, ormai di dominio comune, dell’impossibilità di trasformare un bosco, cioè un sistema biologico complesso, in un sem­plice insieme di alberi, organizzato in classi di età in modo da assolvere alle sole esigenze produttive.

Vallombrosa può essere considerata un caso esemplare di questa svolta: qui le funzioni turistico-ricreativa, ambientale, naturalistica, protettiva e paesaggistica sono divenute di preminente importanza rispetto alla funzione produttiva.

Nel 1977 la Foresta è stata dichiarata Riserva Naturale dello Stato ed è poi stata inclusa nella Zona Speciale di Conservazione “Vallombrosa e Foresta di S. Antonio” (codice IT5140012) della Rete Natura 2000, una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”

Negli ultimi decenni si sono verificati profondi mutamenti nelle condizioni sociali, economiche e ambientali.

Oggi la gestione forestale non può prescindere dalla consapevolezza, ormai di dominio comune, dell’impossibilità di trasformare un bosco, cioè un sistema biologico complesso, in un sem­plice insieme di alberi, organizzato in classi di età in modo da assolvere alle sole esigenze produttive.

Il Piano di Gestione della Foresta di Vallombrosa, in vigore dal 2006 al 2025, ora in fase di rinnovo, rappresenta una svolta significativa rispetto ai principi che avevano guidato i precedenti Piani di Assestamento. Nasce per rispondere alle nuove esigenze della società, che oggi guarda al bosco non solo come risorsa produttiva, ma anche come patrimonio ecologico, culturale e paesaggistico (Ciancio, 2009) (Scarica qui il piano di gestione e Silvomuseo 2006-2025).

Questo Piano si basa su una nuova visione del bosco inteso come sistema biologico complesso e dinamico, e applica i principi della Silvosistemica (Ciancio e Nocentini, 2025):
una selvicoltura estensiva, rispettosa dei processi naturali e orientata a una gestione sostenibile a lungo termine.

Tra i principali obiettivi operativi del Piano di Gestione:

  • Favorire la rinaturalizzazione delle abetine, sostenendo una transizione graduale da una selvicoltura di tipo produttivo a una gestione più attenta ai processi ecologici, alla resilienza e alla complessità del sistema forestale;
  • Conservare il valore storico-culturale della Foresta, attraverso l’istituzione del Silvomuseo per la tutela delle abetine storiche come testimonianza viva della gestione monastica e statale.

Per una foresta come quella di Vallombrosa, profondamente modellata nei secoli dalle pratiche colturali monastiche e poi della gestione statale, questo approccio segna un cambiamento importante: non si tratta più di mantenere boschi di origine artificiale come le abetine, ma di favorire un’evoluzione naturale verso assetti più complessi e resilienti. Questo processo avrà effetti visibili anche sul paesaggio, poiché le abetine in purezza tenderanno progressivamente a trasformarsi in boschi misti con alberi di diverse età, formati dalle diverse specie arboree naturalmente presenti nella zona e in grado di rinnovarsi naturalmente. Si otterranno così boschi più in armonia con l’ambiente, ricchi di biodiversità e in grado di adattarsi ai cambiamenti.

In questo contesto, il ruolo del Silvomuseo diventa ancora più centrale: custodire e valorizzare la memoria rappresentata dal nucleo storico delle abetine pure e coetanee di Vallombrosa.

IL SILVOMUSEO DI VALLOMBROSA
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